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Stora
Enso lancia soluzioni per il packaging destinati a prodotti di lusso, cosmetici e generi alimentari
a base di bio-compositi derivati dal legno


 

Stora Enso presenta DuraSenseTM di Stora Enso - materiali bio-compositi a base di legno destinati a prodotti di qualità per il settore del lusso, cosmetico e alimentare alla ricerca di alternative agli imballaggi in plastica. Con l'aiuto di DuraSense, i clienti che hanno esigenze estetiche ricercate e sono alla ricerca di assicurare un'esperienza tattile particolare, potranno soddisfare queste aspettative rendendo i loro imballaggi anche più ecologici.

L'introduzione di DuraSense presso nuove tipologie di clienti è un altro passo nel percorso di Stora Enso nella graduale sostituzione dei materiali per imballaggio a base fossile con soluzioni rinnovabili. DuraSense è una miscela di fibre di legno e polimeri, che possono essere fossili, biologici o riciclati. Con DuraSense, Stora Enso offre ai clienti un'alternativa più ecologica alle materie plastiche, migliorando al tempo stesso la sostenibilità e riducendo l'impronta di CO2. Con la miscela di fibre di legno e polimeri a base biologica, è possibile ottenere fino al 98% di contenuto rinnovabile e quindi, ridurre la dipendenza dalle limitate risorse fossili.

"La riduzione dell'uso della plastica è in cima all'agenda dei nostri clienti che richiedono aiuto nella sostituzione dei materiali non rinnovabili. Con DuraSense ora possiamo offrire diverse soluzioni basate su materiali bio-compositi, come chiusure per barattoli e tappi per bottiglie, usati dall'industria della cosmesi di alta qualità e dei prodotti di lusso, o per specifici prodotti alimentari che richiedono standard molto elevati sia in termini di estetica sia di qualità", afferma Hannu Kasurinen, SVP e Responsabile della Divisione Liquid Packaging e Carton Board di Stora Enso.

DuraSense costituisce un'alternativa efficiente in termini di costi e risorse per ridurre l'impatto ambientale dei prodotti. Con poche o addirittura nessuna modifica delle tecnologie produttive esistenti, il materiale bio-composito viene sviluppato per conformarsi alle materie plastiche convenzionali e pertanto si adatta agli impianti esistenti.

"Con i bio-compositi a base di legno, il consumo di materie plastiche può essere ridotto fino al 50%, assicurando una minor dispersione di plastica nell'ambiente. DuraSense può anche essere riciclato fino a sette volte insieme a materiali plastici o utilizzato per il recupero energetico alla fine della sua vita", afferma Lars Axrup, Responsabile Business, Sustainable Packaging Components presso Stora Enso.

Stora Enso ha iniziato la produzione commerciale di bio-compositi nel 2018 e dispone della più grande capacità in Europa per la produzione di compositi a base di fibra di legno. La materia prima per DuraSense proviene da foreste nordiche gestite in modo sostenibile e coperte da sistemi di Catena di Custodia certificati da terzi.

www.storaenso.com



Inquinamento Zero con il carburante ALGAMOIL Dual-Fuel di Teregroup

ALGAMOIL Dual-Fuel è l’innovativo progetto per un nuovo carburante messo a punto da Teregroup e presentato nel corso di un recente Convegno all’Università di Modena e Reggio Emilia: una miscela di metano e Biodiesel ottenuto dalle alghe che abbatte a zero particolato ed emissioni di CO2 dei motori a combustione interna alimentati a gasolio.

Dopo l’avvio del primo impianto pilota a Modena per la produzione di Biodiesel dalle alghe, Teregroup ha presentato il nuovo carburante ALGAMOIL Dual-Fuel nel corso di un recente Convegno all’Università di Modena e Reggio Emilia dal titolo “Soluzioni innovative per la riduzione in atmosfera delle emissioni di anidride carbonica e particolato dei motori a combustione interna”.

Realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari di UNIMORE, Teregroup, HPE Group, Studio STM e cofinanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, il Convegno è stato organizzato nella “terra dei motori” in occasione dei festeggiamenti dei 100 anni della Maserati e ha affrontato due tematiche rilevanti nell’ambito della sostenibilità e dell’innovazione tecnologica. In primis la possibilità di ricavare Biodiesel dalle alghe: una tecnologia ad oggi sviluppata a livello sperimentale che permette di ottenere combustibili da colture intensive di alghe che possono essere installate senza sottrarre terreno alle colture tradizionali destinate all’alimentazione. In secondo luogo di mostrare al pubblico i dati della sperimentazione al banco prova dei motori Dual-Fuel alimentati per il 50% con il metano prodotto da cogeneratori Autoctoni e per il 50% con il Biodiesel ALGAMOIL ricavato dalle alghe. I risultati hanno evidenziato l’eliminazione del particolato (fumo nero) e delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Inoltre la potenza e la coppia sono uguali al diesel commerciale così come l’autonomia di percorrenza.

Il tema è di grande attualità sia perché la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, responsabile dell’effetto serra e del conseguente riscaldamento globale, è una priorità riconosciuta a livello mondiale, ma anche  perché risulta strategico per il futuro trovare alternative sia ai combustibili fossili (la cui disponibilità va diminuendo con conseguente volatilità dei prezzi) che ai biocarburanti ottenuti da colture tradizionali. Lo stesso Parlamento Europeo a Strasburgo il 13.09.2013 ha stabilito un tetto all'utilizzo di biocarburanti tradizionali e un passaggio rapido a nuovi biocarburanti ricavati da fonti alternative quali alghe e rifiuti.

Il contesto accademico ha consentito di confermare la validazione scientifica dei dati peraltro già avvenuta nell’ambito della 68ma Conference of the Italian Thermal Machines Engineering Association dell’11 settembre 2013 alla quale hanno preso parte i Professori Enrico Mattarelli e Carlo Rinaldini dell’Università di Modena e Reggio Emilia e il Professor Valeri Golovitchev della Chalmers University of Technology.

Al Convegno - dove era presente una folta delegazione di ricercatori e investitori italiani ed internazionali interessati a conoscere le potenzialità della tecnologia ALGAMOIL Dual-Fuel - sono intervenuti il Professor Giuseppe Cantore, Ordinario di Macchine presso il DIEF (Dipartimento Ingegneria Enzo Ferrari di UNIMORE) e i Professori Enrico Mattarelli e Carlo Rinaldini di UNIMORE che hanno presentato lo stato dell’arte della sperimentazione dei motori a gasolio alimentati con il Biodiesel dalle alghe e i dati dei test al banco prova. Al termine del Convegno gli ospiti e i relatori sono stati invitati a visitare i laboratori e gli impianti di produzione di alghe combustibili nella sede Teregroup a Modena.

www.teregroup.net



Acquaviva Italia
 completa la “filiera green” con l’impianto per il riciclo dei boccioni d’acqua in Pet

Con il nuovo impianto per il trattamento dei boccioni in Pet ritirati dai clienti Acquaviva Italia completa la filiera green che parte delle fonti di imbottigliamento e arriva fino al riciclo della plastica dei contenitori per successivi riutilizzi.

Lograto (BS). E’ stato inaugurato nella sede di Lograto (BS) l’impianto per il riciclo della plastica dei boccioni d’acqua in Pet ritirati dai clienti. Un investimento che completa la “filiera green” di Acquaviva Italia, che non si preoccupa quindi solo di commercializzare l’acqua in boccioni ma ne segue tutta la loro vita dalle fonti di imbottigliamento fino al riciclo.

Il processo produttivo parte proprio dalle due fonti di proprietà in Veneto fra le Piccole Dolomiti sopra i 1.500 metri e in Molise nell'incontaminata zona della sorgente Cannavine dove l’acqua sgorga attraverso molti strati di rocce e minerali, ricca di proprietà organolettiche importanti. Gli stabilimenti di imbottigliamento sono situati accanto alle fonti, in modo da garantire la purezza dell’acqua. I boccioni pieni vengono stoccati nei magazzini situati su tutto il territorio nazionale in attesa di essere consegnati al domicilio dei clienti direttamente dal personale dell’azienda entro 10 giorni dall’imbottigliamento. La società provvede poi a ritirare i boccioni vuoti dai clienti e ad avviarli al trattamento per il riciclo. Il riciclaggio dei boccioni - che avviene attraverso il procedimento certificato RiPET - comprende diverse fasi : la prima lavorazione avviene macinando i contenitori e dividendo i diversi tipi di plastica. I sacchi di macinato, stoccati in appositi silos, vengono ritirati da aziende specializzate in produzione di filati plastici che vengono utilizzati per la produzione di differenti prodotti come spazzole, scope e prodotti per la casa.

Grazie alle fonti di proprietà e agli impianti d’imbottigliamento - sottolinea Riccardo Marchini, Amministratore Delegato di Acquaviva Italia - possiamo garantire una filiera corta e certificata che porta l’acqua dalla sorgente al bicchiere dei clienti in meno di dieci giorni. Con questo impianto completiamo la filiera green confermando l’impegno dell’azienda nel mantenere il rispetto per l’ambiente circostante durante le proprie attività”.

www.acquaviva.com


SUCCIPACK: LA PRIMA PRODUZIONE MONDIALE DI PBS AL 100%
DA FONTI VEGETALI

Un consorzio europeo ha realizzato, nell’ambito del progetto SUCCIPACK, la prima produzione di materiali in polibutilene succinato (PBS) con il 100% di acido succinico da fonti vegetali rinnovabili (da grano), destinati alla produzione di imballaggi per alimenti. La produzione di nuovi tipi di PBS adatti per diverse applicazioni è stata condotta da ARD (Ricerca e Sviluppo Agro-industriale). I primi test hanno permesso il confezionamento di ricotta fresca e carne di manzo. I prossimi test applicativi di estrusione e stampaggio per iniezione prevedono la produzione di pellicole e vassoi per il confezionamento di pesce, carne di pollo e piatti vegetariani. Il consorzio sta anche esplorando nuove vie di polimerizzazione, con l’obiettivo di migliorare le proprietà del PBS. L’Università Politecnica di Atene (NTUA) e il laboratorio BIODYMIA  dell’Università di Lione stanno lavorando allo sviluppo di un metodo adeguato di polimerizzazione in stato solido (SSP). Ulteriori sviluppi sul trattamento e la funzionalizzazione superficiale delle pellicole verranno condotti in Belgio da TopChim e VITO. Questo lavoro è coordinato da ACTIA, con il supporto della società Euroquality e dei centri tecnici CTCPA e LNE. Molte le organizzazioni italiane coinvolte nel progetto, tra cui una università e quattro PME: l’Università di Bologna, che testa, in particolare, la sicurezza e la qualità di conservazione del cibo, tre aziende alimentari, ConBìo, il Caseificio Mambelli e Ortoreale, e 2B, per la parte di valutazione ambientale ed economica del nuovo materiale. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea nell’ambito dell’FP7, il programma europeo di supporto alla ricerca.

www.succipack.eu


 


 

 

 


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